La storia del Campo di Servigliano

 

  1. La Prima Guerra Mondiale
  2. Nel lontano 1915, con l’imminente entrata in guerra dell’Italia, a Servigliano venne costruito un grande Campo di raccolta per gli eventuali prigionieri. La struttura venne collocata alla periferia del paesino, lungo la ferrovia che attraversava la valle del Tenna e che da Porto S. Giorgio portava ad Amandola. Dopo l’esproprio del terreno, circa 30.000 mq, furono costruite una quarantina di baracche in legno e muratura di 500 metri quadrati ognuna e, oltre il muro di cinta, anche diverse casette in muratura per l’alloggio delle guardie del Campo che, nell’insieme, poteva contenere quasi 10.000 prigionieri.

    Subito dopo l’inizio delle operazioni militari, cominciarono ad arrivare i primi prigionieri di nazionalità prevalentemente austro-ungarica e turca dei quali una ventina, durante la prigionia, morì per cause diverse.

    Alla fine della Prima Guerra Mondiale, col suo doloroso strascico di sangue, di devastazione e di miseria, il Campo venne sgomberato ed i prigionieri rimpatriati.

     

  3. La Seconda Guerra Mondiale
  4. La struttura venne chiusa ma non smantellata; nel 1935 lo Stato fascista mise in vendita tutto il complesso ma le offerte non erano in grado di soddisfare le attese ed allora cedette per una somma simbolica una metà al Comune di Servigliano. Il Dopolavoro Comunale provvide alla realizzazione di un campo sportivo, che ancora adesso è funzionante.

    Il resto del Campo venne adibito a deposito di armamenti che venivano spostati utilizzando la ferrovia. Intanto, le contrapposizioni politiche che dividevano l’Europa alimentavano le tensioni che avrebbero portato ad una nuova guerra. Il Campo venne interessato da questi eventi dapprima con l’invio del materiale bellico in Spagna (1938), con gli 80.000 soldati italiani che combattevano a sostegno dei nazionalisti e di Franco, contro il legittimo governo repubblicano; poi, nell’imminenza dello scoppio del nuovo conflitto che insanguinerà l’Europa ed il mondo, velocemente il Campo venne riattivato per l’accoglienza dei prigionieri.

    Infatti, qualche mese dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, nel gennaio del 1941 cominciarono ad affluire al Campo i primi prigionieri di guerra che appartenevano a varie nazionalità: greci, maltesi, ciprioti, inglesi, americani, francesi, slavi, che subivano frequenti spostamenti.

    Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, nella confusione di quei giorni, i prigionieri si diedero alla fuga dopo aver aperto una breccia nel muro di cinta, senza essere ostacolati dalle guardie, alcune delle quali, abbandonate le consegne, tentarono di raggiungere la propria casa.

    La breccia nel muro, visibile ancora oggi, attraverso la quale i prigionieri sono fuggiti

    Circa tremila prigionieri si riversarono nella vallata del Tenna, spingendosi verso i Sibillini e ricevendo accoglienza e solidarietà da parte della gente, in modo particolare dei contadini. Nel giro di qualche giorno però, la situazione tornò sotto il controllo dei fascisti e dell’Esercito tedesco che aveva occupato anche il Campo di Servigliano, appropriandosi del materiale di consumo e dei pacchi dono della Croce Rossa che erano riservati ai prigionieri e che la gente del paese, ormai alla fame, cercava di prendere di notte. Fu proprio in uno di questi tentativi che i Tedeschi uccisero due coniugi di Servigliano, dando inizio ad un clima di paura. Fascisti e nazisti rastrellavano il territorio alla ricerca dei prigionieri fuggiti e degli ebrei che, dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste, cercavano scampo dirigendosi verso sud, dove gli Alleati avanzavano. Furono centinaia e centinaia di famiglie che continuavano a dare soccorso ai prigionieri alleati ed agli ebrei, a rischio di morte e di violenze.

    Il Campo, ormai sotto il controllo dei Tedeschi, cominciò ad ospitare oltre ai pochi prigionieri alleati ripresi anche gli ebrei, che da Servigliano venivano inviati al Campo di Fossoli e da lì ai Campi di sterminio in Germania.

    Con l’arrivo degli Alleati e la fuga dei Tedeschi, nella primavera del ’44, il Campo venne chiuso e la struttura affidata a poche guardie.

     

  5. La Guerra Fredda

Purtroppo, la guerra non era ancora finita che nel settembre del 1945 al Campo cominciarono ad affluire i primi profughi sloveni, oltre un migliaio, a causa delle tensioni che cominciarono a manifestarsi tra l’Italia e la Jugoslavia del maresciallo Tito. Le terre istriane subirono per prime le conseguenze di quella che in seguito sarebbe stata definita ‘la Guerra Fredda’, che vedrà la contrapposizione tra le due superpotenze ed i Paesi loro alleati. Lentamente, cominciarono ad affluire anche profughi dalle ex-colonie italiane in Africa, Libia ed Etiopia, che gi aggiungevano al flusso crescente di italiani che abbandonavano i territori friulani occupati dall’esercito jugoslavo.

Si pensa che in dieci anni, dal 1945 al 1955, anno in cui verrà definitivamente chiuso, siano passati dal Campo oltre 40.000 persone, tutte, seppur tra mille difficoltà, lentamente inserite nella vita sociale in diverse città italiane ed alcuni emigrati verso l’America.

 

9 Torna all'inizio

English version

Per contattarci :

3 Indietro

Avanti4