La storia del Campo di
Concentramento di Servigliano
Foto: Il Campo di Concentramento oggi
Prima guerra Mondiale
Nel lontano 1915, con la prospettiva di una imminente entrata in guerra dell’Italia, a Servigliano venne costruito un grande Campo di raccolta per gli eventuali prigionieri. La struttura venne collocata alla periferia del paesino, lungo la ferrovia che attraversava la valle del Tenna e che da Porto S. Giorgio portava ad Amandola. Il Campo nell’insieme poteva contenere quasi 4.000 prigionieri.
Subito dopo l’inizio delle operazioni militari, cominciarono ad arrivare i primi prigionieri di nazionalità prevalentemente austro-ungarica e turca dei quali circa venti morirono per cause diverse durante la prigionia.
Seconda Guerra Mondiale
Nel 1935 lo Stato fascista cedette, per una somma simbolica, una metà del Campo al Comune di Servigliano. Nel ’39 il Campo venne riattivato per l’accoglienza dei prigionieri. Infatti, dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, nel gennaio del 1941 cominciarono ad affluire al Campo i primi prigionieri che appartenevano a varie nazionalità. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, nella confusione di quei giorni, i prigionieri si diedero alla fuga. Circa tremila si riversarono nella vallata del Tenna, ricevendo accoglienza e solidarietà da parte della gente, in modo particolare dei contadini. Il Campo, ormai sotto il controllo dei tedeschi, cominciò ad ospitare gli ebrei che da Servigliano vennero inviati al Campo di Fossoli e da lì ai Campi di sterminio in Germania. Con l’arrivo degli Alleati e la fuga dei tedeschi, nella primavera del ’44, il Campo venne chiuso e la struttura affidata a poche guardie.
Foto: Il Campo di Concentramento di Servigliano, oggi campo sportivo
Guerra Fredda
Purtroppo, la guerra non era ancora finita, e già nel settembre del 1945 al Campo iniziarono ad affluire i primi profughi sloveni, oltre un migliaio, a causa delle tensioni che si manifestarono tra l’Italia e la Jugoslavia. Iniziava la ‘Guerra Fredda’, che vedrà la contrapposizione tra USA e URSS ed i Paesi loro alleati. Lentamente, cominciarono ad arrivare anche profughi dalle ex -colonie italiane in Africa (Libia ed Etiopia) che si aggiungevano al flusso crescente di italiani che abbandonavano i territori dalmati occupati dall’esercito jugoslavo.
Si pensa che in dieci anni, dal 1945 al 1955, siano passati dal Campo oltre 40.000 persone, tutte, seppur tra mille difficoltà, lentamente inserite nella vita sociale in diverse città italiane ed alcune emigrate in America.