Era meraviglioso uscire dalle mura

Racconto del prigioniero Dick George (prima parte)

Sono stato catturato a Tobruk in Libia nell’agosto del 1941 con altri inglesi, e ci hanno portato in tutta fretta in Italia con una nave da guerra. Siamo arrivati a Capua, un accampamento di tende appena fuori Napoli, e poi siamo stati portati in treno a Servigliano.

Il Campo è stato un cambiamento gradito. C’erano letti a castello con materassi di paglia e ci davano del caffè fatto con le castagne, una scodella di pasta con sugo di pomodoro e un piccolo panino integrale con un cubetto di formaggio. Il commento solito delle guardie era "per te la guerra è finita. Nel 1943 il campo cominciò a ricevere prigionieri di guerra americani che erano stati catturati nell’invasione della parte orientale dell’Africa del Nord. Ricevevamo pacchi della Croce Rossa dal Canada, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna che contenevano articoli di valore come il tè, il caffè, i giornali, il latte in polvere e i biscotti. Le gallette le mettevamo a bagno per formare una sostanza spessa che poi si lasciava per un po’ in delle forme di latta e poi riversato fuori come un tartufo. Veniva spalmato con le conserve che trovavamo nei pacchi e mangiato con gusto. Oggigiorno, naturalmente, questo pasticcio sarebbe considerato schifoso.

Passavamo il tempo a leggere quello che c’era da leggere. Giocavamo a calcio e al cricket e facevamo tornei di pugilato. C’era anche la fortuna di avere un complesso di tre pezzi composto di una fisarmonica, un trombone e un violino. Quello che suonava la fisarmonica era stato un professionista. Gli strumenti erano stati ottenuti dagli italiani con i soldi della nostra paghetta. In base alla Convenzione di Ginevra, gli italiani dovevano darci la stessa paga delle loro truppe con una deduzione per vitto e alloggio che ammontava a poche lire al giorno. Le attrezzature mediche del campo erano molto primitive. Ho avuto dei problemi grossi con un paio di denti di giudizio che si dovevano togliere. Eravamo curati da due dottori del corpo dei medici che non erano dentisti ed erano prigionieri anch’essi. Non c’erano gli anestetici. Uno dei dottori mi ha fatto sedere e un grosso infermiere mi ha tenuto mentre il dottore mi tirava fuori i denti in questione. Il dolore è stato tremendo ma quando sono arrivato oltre la soglia di sopportazione tutto è diventato insensibile. L’esperienza mi ha tenuto lontano dai dentisti fino a quando avevo circa 60 anni.

La maggior parte degli uomini hanno resistito alla prigionia ma alcuni hanno sofferto di esaurimento nervoso. Come un pastore delle Isole Ebridi, oltre la Scozia, un bravissimo marinaio abituato all’aria aperta. Aveva l’abitudine di lasciare i suoi calzetti fuori della finestra, sul davanzale e poi accusava i compagni tutto irritato di averli messi a bagno nell’acqua! Non sembrava capire che c’erano delle guazze nella notte.

Ogni tanto ci portavano fuori per fare una passeggiata a gruppi. Aspettavamo con ansia queste gite. Era meraviglioso uscire dalle mura del campo e allungare le gambe nella bellissima campagna italiana.

(continua nel prossimo numero)

Traduzione di Ian McCarthy

Versione integrale inglese

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