SAN MARTINO FREEDOM TRAIL 2003 A SERVIGLIANO

Foto: La partenza del 'Freedom Trail' 2003 dal Campo di Servigliano
Durante il secondo conflitto mondiale furono chiamati Freedom Trails (sentieri della libertà) tutti quei percorsi di fuga attraverso i quali i prigionieri alleati raggiunsero le loro linee. Ci sono stati Freedom Trails in tutt’Europa dal Belgio all’Olanda, dalla Francia alla Spagna; una rete di spionaggio che si avvaleva dell’appoggio della resistenza locale coordinava queste fughe che erano sempre molto rischiose. A differenza degli altri paesi, in Italia i sentieri della libertà poterono essere organizzati solo dopo il crollo del regime fascista.
Ben 80.000 prigionieri alleati erano internati in campi di prigionia tutti concentrati, dopo l’invasione della Sicilia, nei campi del centro e del nord Italia.
I Freedom Trails furono organizzati nelle vicinanze di paesi neutrali o delle linee alleate, vale a dire al nord verso la Svizzera o al centro, soprattutto in Abruzzo, verso le aree liberate dagli Alleati. Pastori e guide si impegnarono, correndo rischi enormi, per cercare di portare il maggior numero possibile di prigionieri di guerra alleati in salvo. È ben risaputo che il periodo immediatamente precedente e successivo all’armistizio fu caratterizzato dalla confusione più totale. Quello che non tutti sanno è che ci fu un gran caos per quanto riguarda la questione dei prigionieri alleati: come l’esercito italiano, anche i prigionieri alleati furono lasciati in balia di se stessi. Essi ricevettero ordini contraddittori, in linea di massima l'ultimo ordine, pervenuto in codice da Londra, fu quello di rimanere dentro ai campi.
Foto: Vista del campo con Penna San Giovanni sullo sfondo
Tuttavia con il passare dei giorni fu chiaro che gli alleati non sarebbero giunti tanto in fretta come sperava in un primo tempo il generale Montgomery. Molti uomini presero allora decisioni autonome, disperdendosi per le campagne e stingendo subito quella straordinaria amicizia con i contadini, che li avrebbero nascosti correndo il rischio di rappresaglie nazi-fasciste. Dei circa 80.000 prigionieri alleati presenti in Italia all'armistizio, 50.000 furono internati in Germania entro dicembre 1943; dei restanti 30.000 la maggior parte fu nascosta e sfamata dai contadini fino alla liberazione. Di questi, tuttavia, con il passare dei mesi, circa 12.000 raggiunsero la Svizzera a nord o la linea del Sangro a sud passando per i 'sentieri della libertà' (fonte Alan Bowgen, Trends, rivista del Public Record Office, primavera 2003).
Qualche anno fa alcuni inglesi ebbero l’idea di ripercorrere questi sentieri per "rivivere" quei momenti difficili. Tra loro vi erano discendenti di coloro che erano in fuga nel ’43 e desideravano incontrare chi aveva aiutato i loro padri. Vi erano anche esperti di storia, i quali ricostruirono, attraverso i diari dei prigionieri e i documenti dell’epoca, quei percorsi di fuga: i Freedom Trails per l'appunto. I primi trails ebbero luogo sui Pirenei, erano percorsi ardui che solo pochi marciatori potevano portare a termine. Per far conoscere i Freedom Trails al grande pubblico gli organizzatori decisero di venire in Italia. Nel 2001, in Abruzzo e precisamente a Sulmona, si organizzò il primo San Martino Freedom Trail che attraversò la Maiella. San Martino, che aveva diviso il suo mantello con il povero, fu preso come simbolo della solidarietà che i contadini ebbero con i prigionieri in fuga. Il presidente Ciampi inaugurò la marcia dicendo che: "I sentieri della libertà attraversarono tutta l’Italia dal Nord al Sud, di montagna in montagna, di paese in paese, di casolare in casolare." Egli stesso fu uno di quegli esuli in fuga sulla Maiella. L’anno successivo si ebbe un secondo San Martino Freedom Trail mentre cresceva il numero dei partecipanti. Il Principe del Galles Carlo inviò un messaggio da leggere in ogni paese che i marciatori attraversavano: un ringraziamento per tutti coloro che si prodigarono per aiutare i prigionieri in fuga. Per marcare il 60° anniversario dell’armistizio, gli organizzatori hanno scelto le Marche. Dal campo di Servigliano scapparono circa 3000 prigionieri tra i quali James Keith Killby, fondatore del San Martino Trust e persona molto cara ai Serviglianesi. Il Trail voleva ricordare la fuga dal campo, la sera del 14 settembre ’43, verso i Monti Sibillini.
Foto: Keith Killby alla partenza del 'Freedom Trail' 2003
Alcuni studenti di Macerata con il supporto della Comunità di San Cristoforo percorsero in lungo e largo la valle del Tenna. Occorreva trovare un itinerario che fosse bello paesaggisticamente, che avesse valenza storica, cioè luoghi menzionati nei diari degli ex prigionieri in fuga, e che potesse soddisfare l’interesse storico-artistico dei partecipanti. Non fu facile combinare il tutto, ma un primo risultato importante fu ottenuto quando gli organizzatori inglesi accettarono il progetto dei volontari italiani. Nel giugno del 2003 mancava da risolvere l’aspetto organizzativo. Vennero allora in aiuto nuovi volontari che hanno lavorato, con grande professionalità, a tempo pieno per risolvere i problemi che giornalmente si presentavano.
Il terzo San Martino Freedom Trail, marcia commemorativa di ringraziamento, che segnava la data importante del 60° anniversario dell’armistizio, è iniziata l’11 settembre 2003. La "fuga" ha visto i camminatori uscire dal campo di Servigliano dopo che Keith Killby ha spiegato ai partecipanti come si svolsero gli eventi sessanta anni addietro. L’avvincente racconto è contenuto in un libro di prossima pubblicazione a cura di Piergentili Giuseppe, il quale ha intervistato a lungo Keith Killby, descrivendo nei dettagli la prigionia in Italia e la sua fuga dal campo. Il Trail è passato da Monte San Martino dove alcuni studenti del Trust sono stati ospiti degli inglesi presso l’Osteria del Lago di San Ruffino. Il Trail ha poi attraversato Amandola per giungere a Sarnano la sera del secondo giorno dove in piazza il sindaco ha presenziato la cerimonia al monumento dei caduti. Il terzo giorno i marciatori si sono misurati con i monti Sibillini mentre la sera alcuni veterani hanno raccontato le loro disavventure: tra loro anche un italiano che all’epoca fu reclutato come agente per aiutare i prigionieri in fuga. Il quarto e ultimo giorno ha visto i partecipanti marciare sotto una pioggia battente. Una guida CAI ha portato i marciatori fino alla "grotta del partigiano". La marcia si è conclusa nel luogo dove si consumò l’eccidio di Montalto.
Foto: Keith Killby spiega ai partecipanti del Freedom Trail gli eventi di sessanta anni fa
La "grotta del partigiano" si trova nelle gole del Fiastrone non lontano da Cessapalombo. È un posto molto suggestivo e durante la resistenza fu utilizzato come nascondiglio dai partigiani. Essi si ritiravano là dopo aver effettuato incursioni ai convogli tedeschi. Fu per questo che i nazi-fasciti decisero di colpirli effettuando un rastrellamento il 22 marzo 1944 che ebbe un esito tragico.
Il terzo San Martino Freedom Trail è stato un piccolo evento, tuttavia ha significato per i partecipanti un momento di incontro tra diverse generazioni. Veterani come Jim Bourn, Lawrance Bains, Michael Wagner e Keith Killby da una parte, che la storia l’hanno vissuta e dall’altra gli studenti che la storia l’hanno studiata sui libri. Questi ultimi hanno ascoltato con vivo interesse le storie mentre venivano raccontate dalla bocca dei testimoni del tempo. Molti sono stati anche gli incontri commoventi tra i veterani e gli anziani contadini marchigiani che li accolsero.
Giuseppe Millozzi e Luigi Pighetti